Discorso alla città: prosegue il dibattito
sul rapporto tra religioni, istituzioni e società civile

«È necessario uno Stato che, senza far propria una specifica visione, non interpreti la sua aconfessionalità come “distacco”, come una impossibile neutralizzazione delle mondovisioni che si esprimono nella società civile, ma che apra spazi in cui ciascun soggetto personale e sociale possa portare il proprio contributo all’edificazione del bene comune».

Questo uno dei passaggi centrali del Discorso alla città pronunciato dal cardinale Angelo Scola il scorso 6 dicembre nella Basilica di Sant’Ambrogio, che ha suscitato un ampio dibattito nell’opinione pubblica nazionale. In particolare, l’attenzione si è focalizzata sulla laicità dello Stato e sulla distinzione tra aconfessionalità doverosa e scelta della neutralità, che diventa indifferenza verso la dimensione religiosa, rischiando di imporre di fatto una precisa visione del mondo.

Il dibattito prosegue con alcuni autorevoli contributi in allegato.