Con la celebrazione presieduta domenica 22 settembre si è conclusa la tre-giorni nella quale l’Arcivescovo ha partecipato alle celebrazione del 1700° anniversario dell’Editto di Milano

«Non mi resta che ringraziare ancora il Signore per il dono dell’accoglienza che ci avete riservato in questi intensi giorni di celebrazione. È stata un’ulteriore prova della comunione ecclesiale che ci introduce storicamente alla partecipazione nella Comunione Trinitaria». Così il cardinale Angelo Scola ha concluso la sua omelia per la Santa Messa di ringraziamento presieduta a Belgrado domenica 22 settembre, a conclusione della tre-giorni nella quale l’Arcivescovo, inviato speciale di Papa Francesco, ha partecipato alle celebrazione del 1700° anniversario dell’Editto di Milano, appunto a Belgrado e a Nis.

«La celebrazione del 1700° anniversario dell’Editto di Milano ha reso più acuta la consapevolezza  della nostra responsabilità come cittadini nell’edificazione di una vita buona – ha sottolineato Scola -. Non basta infatti far memoria del passato. Dobbiamo con coraggio farci carico dei cambiamenti in atto più necessari oggi, in questo tempo di travaglio e di crisi che segna anche le vostre terre. In particolare la crisi economica sta incrementando disoccupazione e povertà».

Con riferimento alle letture, ricordando che «i cristiani non possono disertare il posto in cui la Provvidenza li ha situati», il Cardinale ha precisato che è la preghiera «l’orizzonte all’interno del quale tutti gli uomini possono adempiere il dovere e il diritto di cercare e riconoscere la verità, diritto e dovere che trovano il loro vertice nella libertà religiosa. Essere instancabili edificatori di quella civiltà dell’amore che risplende come società libera: questo è il prezioso apporto che i cattolici possono offrire oggi al vostro Paese». E in secondo luogo Scola ha richiamato a «un operoso esercizio della carità, in particolare verso i più bisognosi», quale «segno distintivo della nostra gratitudine».