Il coordinatore dei comitati scientifico e organizzativo, monsignor Luca Bressan, presenta l'anno che vedrà la Chiesa ambrosiana riflettere sulla laicità, sull’ecumenismo e sul ruolo della fede nel dibattito pubblico

di Pino NARDI

“Liberi per credere”. È questo il titolo che farà da filo rosso per le manifestazioni previste in occasione del XVII centenario dell’Editto di Milano. Un progetto molto ricco che vedrà la Chiesa ambrosiana riflettere sulla libertà, sulla laicità, sull’ecumenismo e sul ruolo delle religioni nel dibattito pubblico. La Diocesi ha costituito due comitati, uno scientifico e uno organizzativo, presieduti da monsignor Erminio De Scalzi. Il coordinatore di entrambi è monsignor Luca Bressan, Vicario episcopale per la Cultura, la carità, la missione e l’azione sociale.

Monsignor Bressan, qual è il senso del titolo per ricordare l’Editto?
Il titolo è una trasformazione del concetto di laicità, verso la nuova laicità. "Liberi di credere" è quasi una sorta di indifferenza nei confronti della religione, invece con "liberi per credere" l’idea è che sei libero e quindi puoi realizzarti intuendo che la fede ti trasforma la vita, ti dà una dimensione che altrimenti non avresti. Per noi tutto questo lo si realizza in modo pieno nella fede cristiana.

Uno degli obiettivi del dibattito pubblico è appunto ripensare alla figura di una nuova laicità per l’oggi. Cosa si intende?
Una nuova laicità vuol dire non una neutralità per cui tutte le religioni sono uguali, ma il contrario, la capacità di costruire uno spazio libero e pubblico in cui ogni fede può giocare il suo ruolo e quindi far vedere come trasforma l’umanità, come permette di vivere una vita piena, una vita bella, così che tutti ne vedano i frutti. Come dice il Vangelo dai "frutti ci riconosceranno".

Il ruolo della fede nella costruzione del bene comune: un tema che è  sempre di attualità, oggi ancora di più…
Sì. Perché c’è bisogno di una nuova laicità? Perché è cambiata la società, siamo entrati in una cultura che addirittura – penso alle scoperte nel campo medico e della bioingegneria – vuole ridefinire il contenuto del concetto di bene, per cui è giusto che la fede lavori e partecipi aiutando a far capire come essa aiuta la libertà ad essere libera e a non asservirsi ai nuovi idoli e alle nuove mode.

Quindi è da auspicare una maggiore presenza dei cristiani nel dibattito pubblico…
Certo, dobbiamo aumentarla. Come dice il cardinale Scola nella lettera pastorale, in una società plurale se noi non raccontiamo la bellezza della nostra fede manca qualcosa agli altri, perché non sentono il contenuto e l’originalità dell’esperienza cristiana di vita. Il vantaggio dell’Editto di Costantino è che ha permesso questo attraverso lo strumento della libertà: come ricorda continuamente anche il Concilio Vaticano II, noi non imponiamo la verità cristiana, ma si "impone" con la forza della verità stessa, cioè è lei che si rivela e tramite il suo fascino permette a tutti di essere scoperta. Questa è la via che ha seguito Dio rivelandosi.

Perciò è sempre riproposta la centralità della persona…
Esatto, è la volontà di aiutare questa persona davvero a diventare adulta e libera.

Milano crocevia e ponte tra la Chiesa di Ambrogio e la Chiesa di Oriente. Quale sarà la riflessione sul rapporto ecumenico in questo progetto?
Il progetto consente di mettere in luce un momento della vita della Chiesa in cui si era tutti uniti (il primo millennio). Questo lo viviamo anche come una tensione: l’idea che dall’inizio Dio ha pensato alla Chiesa come una ed è stato poi il nostro peccato e la complicazione della storia a dividerla. Il nostro compito è tornare ad essere una, proprio per permettere di rendere ancora più vivo e libero anche questo messaggio di libertà e di maturazione dell’uomo che il cristianesimo è nella società. La dimensione dell’ecumenismo vivrà momenti diversi, perché per l’Oriente Costantino è una figura affascinante, è celebrata anche come un santo; per l’Occidente (soprattutto del secondo millennio) è stata rivista e riletta criticamente perchè contiene anche alcune ambiguità. C’è il rischio infatti di asservire la religione a disegni che non le appartengono. È il rischio che il cristianesimo ha corso.

Quindi sarà riproposta anche la distinzione dei piani e delle presenze…
Questo è il vantaggio dell’iscrizione nella cultura e nella società della fede cristiana, è proprio il Dio cristiano che ha permesso questa separazione, la nascita attraverso il dogma dell’incarnazione, il principio della trascendenza, questo spazio di libertà relativamente autonoma dell’uomo. L’uomo è chiamato a giocarsi, a partecipare in modo libero al progetto di Dio, che non lo esegue per lui, Dio non asserve l’uomo, non lo rende suo schiavo, ma lo vuole partecipe.

Una delle iniziative sarà la firma di una Carta di Milano 2013 tra le religioni con uno sguardo ancora più ampio…
Viviamo il XVII centenario all’interno di un contesto molto mutato, in cui anche la società locale, la Diocesi, affronta un confronto con le religioni che prima non aveva conosciuto. Per cui è interessante che il passato venga riletto anche come compito per il futuro, che ci permetta di immaginare una presenza e un rapporto diverso – più costruttivo – tra le religioni, che si riconoscono e, soprattutto, che diventano capaci conoscendosi a vicenda di dialogare tra loro. Inoltre di vedere in che modo partecipano e possono creare legami di solidarietà nella costruzione del bene di tutti, lavorando insieme per dare contenuto a questo bene, superando incomprensioni e anche violenze.

Come verranno coinvolte in questo cammino le comunità cristiane?
Innanzitutto con il tradizionale Discorso di S. Ambrogio che avrà proprio a tema la celebrazione dell’Editto con tutti i significati e la rilettura nel presente. Per cui alle comunità cristiane si chiede da una parte di riappropriarsi del proprio passato e quindi dell’originalità della nostra fede, tornare alle radici ambrosiane e per quello ci sarà un momento nel mese di ottobre-novembre 2013 in cui le inviteremo anche a visitare le Basiliche, ad ascoltare alcune catechesi e a partecipare a celebrazioni. Dall’altra parte a vivere i frutti che questo anniversario comporta e quindi a interrogarsi su come possiamo acquisire una dimensione sempre più pubblica nell’annunciare la nostra fede e vivere questo all’interno di un contesto ecumenico. Il Cardinale e la Diocesi ci tengono molto che i vari incontri ecumenici diventino momenti di annuncio della fede, come nella fase in cui l’Editto era nato. Quindi l’epoca dei Concili, istituiti per permettere ai cristiani di vivere ed esprimere meglio la loro fede e di annunciarla. È lo stimolo a una nuova evangelizzazione: non è un caso che viviamo l’anniversario di questo Editto nell’Anno della fede e in concomitanza con il Sinodo sulla nuova evangelizzazione.